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E-COMMERCE: CCIA MI, SETTORE CHE VOLA, +430% IN 3 ANNI

Luglio 21st, 2008

(ASCA) - Milano, 21 lug - Acquisti per le vacanze? Oggi si fanno anche on-line. E si trova di tutto: dal costume da bagno, anche per neonati, al gonfiatore elettrico per il gommone, dal motoscafo all’ancora pieghevole, dall’ombrellone all’attrezzo per piantarlo e fissarlo sulla spiaggia. E poi su internet si acquistano i classici viaggi, libri, Cd, macchine fotografiche, giocattoli e accessori personali.

Secondo quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, sono 3.422 le imprese del commercio elettronico attive in Italia nel 2007, in crescita del 36,6% dal 2006 e del 429,7% dal 2004. Lombardia e Lazio le regine delle vendite online con rispettivamente il 17,2% (+445,4 in tre anni, +36 dal 2006) e il 13,5% (+571 in tre anni, +35,8% dallo scorso anno) del totale italiano di settore seguite dalla Campania (9,4% nazionale, +517,3% in tre anni, +45,9% dal 2006). Tra le province, prime Roma con 381 imprese, Milano con 314 e Torino con 169 mentre le crescite piu’ rilevanti in un anno si registrano a Teramo (+200%), Cosenza (+155,6%), Isernia e Vibo Valentia (+150% ciascuna).

In Italia l’e-commerce cresce ancora a due cifre

Maggio 23rd, 2008

Si è svolto ieri l’Italian e-Commerce Forum, l’annuale osservatorio condotto da NETCOMM - Consorzio del Commercio Elettronico Italiano e dalla School of Management del Politecnico di Milano con il contributo di CartaSi, eBay e PayPal.Dai dati presentati sul tema emerge un quadro, per certi versi, contraddittorio: da un lato, infatti, i dati sulle frodi che rappresentano lo 0,2% del fatturato del settore, in calo rispetto alla quota già marginale dello 0,5% dello scorso anno) dimostrano che è praticamente irrilevante la quota del disconoscimento delle transazioni online da parte dei clienti, dall’altro si registra ancora una certa ingiustificata sfiducia degli Italiani verso questa modalità di acquisto.L’export
Le vendite all’estero supereranno nel 2007 quota 900 milioni di Euro con una crescita del 22% rispetto al 2006, quando il loro valore era di 740 milioni di €. Le vendite oltre confine crescono quindi ad un tasso poco inferiore rispetto all’e-Commerce B2c italiano e arriveranno nel 2007 a pesare il 17% sul valore complessivo del mercato. Le vendite all’estero sono, e saranno sempre più in prospettiva, uno degli elementi propulsori all’e-Commerce B2c italiano, facendo leva sul prestigio, la qualità e l’originalità del “made in Italy”. Gli operatori di dimensioni contenute che offrono prodotti potenzialmente molto interessanti per mercati stranieri, come testimoniano le molte richieste ricevute, si trovano ad affrontare la criticità dei costi di consegna elevati. Vendere all’estero vuol dire anche predisporre in alcuni casi una struttura commerciale e logistica in grado di supportare il processo di consegna della merce tentando di ridurne al massimo i costi. È evidente, però, che prima di giustificare strutture dedicate in altri Paesi è necessario raggiungere una massa critica rilevante.
Le modalità di pagamento
Nel 2007 il 70% degli acquisti online è stato realizzato con carta di credito (97% nel settore del Turismo), il 10% circa tramite Paypal, il 7% mediante bonifico bancario, mentre “solamente” il 7% degli acquisti sarà pagato in contrassegno. Chiudono la classifica delle modalità di pagamento il finanziamento – utilizzato prevalentemente nell’Informatica ed Elettronica di consumo – e altre modalità, tipicamente il bollettino postale utilizzato prevalentemente nel comparto dell’Editoria.
Frodi e reclami
Le frodi, intese come disconoscimento della transazione da parte del cliente, rappresentano una quota marginale dell’intero transato e-Commerce B2c italiano che si attesta nell’ordine di qualche decimo di punto percentuale, ovvero pochi milioni di euro su un transato che ha superato i 5 miliardi.
Le frodi sono lo 0,2% in calo rispetto al 2006 in cui erano lo 0,5%. Un dato irrisorio, inferiore a quello di qualsiasi altro canale di acquisto. I 10 milioni di euro di frodi su un totale di 5 miliardi sono stati completamente assorbiti dai merchant, quindi il cliente non ci rimette nulla.I settori
La distribuzione delle vendite per comparto merceologico conferma anche nel 2007 il settore del Turismo al primo posto con il 49% del mercato (quota che crescerà di 3 punti percentuali rispetto al 2006) ed un transato di circa 2.600 milioni di Euro. Si accentua nel 2007 la riduzione del tasso di crescita (da +55% annuo nel 2006 a +38% nel 2007), ma in maniera meno marcata rispetto al biennio precedente in cui si era passati da un +150% del 2004 ad un +52% nel 2005. Il progressivo rallentamento della crescita va messo in relazione con il raggiungimento di un elevato tasso di penetrazione sul totale retail (dal 7% del 2006 al 9% del 2007), non troppo distante da quello tipico dei principali paesi occidentali.
Informatica ed elettronica di consumo è il secondo settore a valore. Nel 2007 supererà i 488 milioni di Euro, con una crescita del 19%. Le Assicurazioni online, pur riducendo nel 2007 il loro peso al di sotto del 10% dell’e-Commerce, dimostrano uno stato di salute più che soddisfacente, se confrontato con il mercato offline. La riduzione dei prezzi delle principali assicurazioni tradizionali ha per altro ridotto il differenziale di prezzo tra il canale diretto e gli altri canali.L’Abbigliamento con i suoi 156 milioni di Euro e l’Editoria con 131 milioni di Euro confermano anche nel 2006 una quota intorno al 3% ciascuno. Questi risultati sono però frutto di dinamiche diverse. Se nell’Abbigliamento quasi tutte le principali iniziative stanno ottenendo degli ottimi risultati, nell’Editoria sono principalmente i leader a trascinare il comparto. Grocery cresce del 15%, circa la metà della media del mercato, e quindi in termini relativi il suo peso scende al di sotto dell’1%.Gli ordini
Nel 2007, escludendo la categoria “Altro” (che da sola muove diverse decine di milioni di piccoli ordini), saranno evasi 15,9 milioni di ordini, il 14% in più rispetto al 2006, con un valore medio dello scontrino di circa 245 Euro, in crescita di oltre il 15% rispetto all’anno precedente. Oltre la metà degli ordini dell’intero mercato online è da ricondursi al comparto del Turismo, quasi 9 milioni nel 2007.
452 Euro nelle Assicurazioni ai 49 Euro nell’Editoria. Anche l’Informatica ed elettronica di consumo è caratterizzata da uno scontrino medio tutto sommato elevato, in aumento di circa il 5%: da oltre 215 € nel 2006 a circa 226 € nel 2007.Lo scenario internazionale
I tassi di penetrazione dell’e-Commerce B2c italiano sul valore totale retail, in tutti i comparti, con la sola eccezione del Turismo, sono largamente inferiori non solo a quelli caratterizzanti il mercato statunitense, ma anche a quelli dell’Unione Europea. Pur tenendo conto delle differenze di contesto, ciò può anche essere interpretato come un segnale di buon auspicio per il futuro dell’e-Commerce italiano che dispone ancora di notevolissimi margini di miglioramento. Segnale in parte confermato dal tasso di crescita dell’intero mercato online che in Italia è ancora superiore rispetto a quello statunitense e a quello europeo. Pur crescendo più velocemente rispetto agli altri Paesi europei e mondiali, il divario continua ad aumentare a causa della base di partenza molto inferiore.
- ha dichiarato Roberto Liscia, Presidente di NETCOMM – Consorzio del Commercio Elettronico Italiano - Sul lato dell’offerta le aziende italiane investono ancora poco in questo canale. Il 50% del fatturato del settore è sviluppato dalle “Dot.com” iniziative imprenditoriali che sono nate solo online. Ancora poche sono le imprese italiane che investono nella multicanalità sfruttando la potenza del canale online. Spesso la reticenza è legata alla paura di cannibalizzare le reti tradizionali. Le vendite all’estero online crescono ancora (circa il 17% del totale) ma sono concentrate nel turismo ed in misura minore nel settore dell’abbigliamento. Il ritardo nello sviluppo di una offerta più ampia per i mercati esteri porterà, se tale situazione dovesse permanere, ad una riduzione significativa del bilancio commerciale con l’estero. Sul lato della domanda il comportamento degli italiani è ancora lontano da quello degli altri cittadini europei. Oggi la rete è sicuramente il primo media per informarsi prima di un acquisto. Il problema della mancanza di fiducia nei sistemi di pagamento online è fenomeno solo italiano.”“Anche quest’anno rileviamo, per il settimo anno consecutivo, una crescita a due cifre”. – ha aggiunto Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio B2c - School of Management del Politecnico di Milano - Certo è un buon risultato, ma si può fare di più. Anzi, si deve fare di più se si vuole colmare il divario che ci separa dagli altri Paesi industrializzati. Con una crescita del 30%, anche se superiore a quella dei principali Paesi europei, l’Italia fa comunque fatica ad allinearsi agli altri, sia in termini di valore assoluto dell’e-Commerce – l’Italia è un decimo della Gran Bretagna e un terzo della Francia - che in termini di penetrazione dell’e-Commerce sul totale delle vendite ai consumatori finali (0,6% in Italia contro valori che vanno dall’1,5 al 5% negli altri paesi). L’Italia ha più o meno lo stesso numero di navigatori internet della Francia, ma la metà di acquirenti online, i quali su base annua comprano molto meno. Molte motivazioni possono essere addotte per giustificare questo ritardo e quindi per suggerire la “strada” verso una ulteriore crescita: il ritardo dell’Italia nell’adozione della banda larga, i costi e le prestazioni della logistica distributiva, la diffidenza degli italiani verso l’acquisto online. Io voglio invece sottolinearne uno in particolare in quanto a mio avviso costituisce il principale elemento di differenza tra la situazione italiana e la situazione internazionale: la carenza di offerta online in Italia in molti settori, soprattutto quelli che vendono prodotti fisici – abbigliamento, arredamento, alimentari, etc. Un confronto con l’estero evidenzia chiaramente che in tutti gli altri paesi nel “paniere” dell’e-Commerce i prodotti fisici pesano per oltre il 50% - con l’abbigliamento, i prodotti per la casa e i grocery ciascuno nell’intorno del 10%. In Italia queste categorie merceologiche pesano in tutto meno del 5%. In Italia quindi manca l’offerta di alcune merceologie di prodotto. Lo dimostra anche il fatto che tra i top 20, 18 aziende vendono servizi e solo 2 merci. Sono poi i “soliti noti” a rappresentare una quota significativa del mercato con pochi nuovi ingressi “autorevoli”. La grande distribuzione, nonostante qualche caso isolato nell’informatica ed elettronica di consumo e nell’arredamento, continua ad essere poco presente. Per sostenere una crescita più marcata occorrerebbero più spalle e soprattutto spalle larghe (si legga grande distribuzione). Questo quadro evidenzia, a occhi attenti, una grande opportunità di sviluppo dell’e-Commerce in Italia, ancora in buona parte da cogliere.”A cura della redazione di i-dome.com

G-Commerce partecipa al E-commerce Forum 2008

Maggio 13th, 2008

G-Commerce partecipa al E-commerce Forum 2008 che si svolgerà a Milano il 14 e 15 maggio 2008. L’azienda invitata da vari sponsor del progetto presenzierà onde ottenere notizie sull’andamento del commercio elettronico in Italia e nel mondo.

L’e-commerce italiano è di fascia alta

Aprile 4th, 2008

Secondo un rapporto presentato da Gfk, la diffusione del commercio elettronico nel nostro paese è ancora inferiore rispetto alla media europea, ma le scelte degli acquirenti sono ben definite

Gli italiani che acquistano sul web non cercano prodotti a prezzi stracciati ma puntano, piuttosto, a risparmiare qualcosa sugli articoli di di fascia alta. È questa la considerazione più importante del rapporto Gfk Internet Sales Forum: la rilevazione ha evidenziato come il mercato italiano dei beni durevoli di consumo abbia totalizzato, nel 2007, un fatturato complessivo di oltre 16 miliardi di euro (Retail Market), con una crescita del 2,9% rispetto al 2006. Di questi 16 miliardi, il 4,4% proviene proprio dal canale dell’on line, che mette così a segno un incremento del 38% rispetto all’anno precedente, per un giro d’affari complessivo di 710 milioni di euro.

In aumento il numero degli attori on line, insomma, garantisce un assortimento più consistente di merci e questo è particolarmente apprezzato da chi vuole effettuare un acquisto mirato. Malgrado questa abbondanza, la concentrazione della quota di mercato è più elevata su Internet: in media, le prime 10 marche si prendono il 58% del mercato on line, contro il 49% del canale tradizionale. Per quanto riguarda gli attori in campo, il mondo dell’e-commerce italiano conta oggi 254 siti appositi, un numero decisamente più elevato rispetto ai 190 registrati nel 2006: di questi 254 operatori, 180 operano esclusivamente sul canale Internet, mentre altri 66 possono contare anche su una catena di negozi “reali”.Resta la distanza dalla media europeaNonostante i progressi dell’ e-commerce italiano segnalati dal rapporto Gfk, la distanza dalla media europea resta comunque ancora notevole: a livello continentale, il peso dell’on line per i prodotti durevoli di consumo è passato dal 6,4% all’8,6%, con punte particolarmente elevate in Gran Bretagna, Germania e Repubblica Ceca. Rapporto Gfk su e-commerce in Europa

E-commerce: successo mondiale a portata di Pmi

Marzo 31st, 2008

È in continua ascesa il trend mondiale dell’e-commerce. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Nielsen, l’85% dei navigatori internet (ovvero un esercito di ben 875 milioni di persone) ha fatto almeno una volta shopping online, con una crescita del 40% rispetto a un biennio fa, quando “solo” in 627 milioni avevano acquistato su web. In questo articolo esamineremo i dati incoraggianti di questa ricerca, con un occhio di riguardo alla situazione italiana, in particolare delle Pmi, con spunti di riflessione, suggerimenti ed una case history made in Italy di successo, Yoox.

Commercio online: diamo i numeri

La classifica dei fruitori del commercio elettronico mondiale riserva delle sorprese. Tra coloro che utilizzano il web per fare acquisti, la percentuale più alta è stata rilevata in Corea del Sud, dove il 99% delle persone che utilizzano internet hanno fatto acquisti online. Un inaspettato plebiscito. Al secondo posto della statistica ci sono i navigatori internet di tre nazioni, la Gran Bretagna, la Germania ed il Giappone, che si attestano tutti al 97%. Solo quinti gli internauti degli Stati Uniti, il 94% dei quali acquista online. L’Italia è decisamente in ritardo, occupando il diciottesimo posto con l’89% della popolazione internet che utilizza il commercio online.
Anche i prodotti più acquistati su web non sono quelli che ci si aspetta. A sorpresa, sovvertendo ogni previsione, a farla da padrone sono i libri. Quelli cartacei. Rappresentano il 41% del volume dell’e-commerce globale, e sono i più richiesti in alcuni paesi emergenti come Cina e Brasile. Dalla cultura si passa poi agli acquisti più frivoli. Al secondo posto del trend mondiale, infatti, riconfermando quel successo che una volta era appannaggio della vendita per corrispondenza, c’è l’abbigliamento (comprese le scarpe e gli accessori), che occupa il 32% del volume d’affari. Al terzo posto troviamo i video/dvd/giochi (24%) ed anche i biglietti aerei (24%). Poco sotto ci sono gli apparati elettronici (23%). I siti mondiali preferiti sono nell’ordine: eBay Abbigliamento Scarpe & Accessori, eBay Gioielli e Orologi, L.L. Bean ed al quarto posto l’intimo di Victoria’s Secret.
In Italia i risultati dei prodotti più di successo online sono maggiormente prevedibili: a primeggiare sono i viaggi e la moda più che la passione per i libri. I prodotti più acquistati sono infatti i biglietti aerei e le prenotazioni online, con il 38%, seguiti dalla moda che comprende l’abbigliamento, gli accessori e le scarpe (32%). I libri occupano solo il terzo posto (30%), poi c’è l’elettronica di consumo (28%) e fanalino di coda i video, dvd e giochi (21%).
Per quanto riguarda la scelta dei pagamenti, le carte di credito sono di gran lunga il metodo di pagamento preferito al mondo per gli acquisti online: il 60% dei consumatori le utilizzano, e più del 53% usa Visa per acquisti recenti su internet. Un consumatore mondiale su quattro sceglie PayPal.
L’Italia in questa ricerca si distingue dal resto del mondo anche per la scelta dei pagamenti online. Al primo posto nelle preferenze degli acquirenti italiani su web si posiziona PayPal (45%), le carte di credito sono la seconda scelta (43%), al terzo posto ci sono carte pre-pagate (42%). Al contrario dei britannici gli italiani sembrano decisamente poco propensi all’utilizzo delle carte di debito (3%).


Dai dati alle analisi: spunti pratici su come fare affari online

Da questi dati si evince che ormai gli internauti non hanno più paura di fare acquisti via internet, è diventata una consuetudine delle persone da ogni parte del pianeta, compresi i paesi in via di sviluppo. Fino a qualche anno fa, lo scetticismo aveva la meglio anche in Italia, adesso invece la fiducia sull’e-commerce è aumentata. Per chi ha un portale di e-commerce, o vuole svilupparne uno, è quindi consigliabile offrire più possibilità di pagamenti per incontrare le esigenze di tutti i potenziali acquirenti.
In merito alla scelta dei siti dove fare gli acquisti, i consumatori mondiali sono piuttosto degli abitudinari: il 60% di essi afferma di comprare quasi sempre nello stesso sito. Questo per un imprenditore significa che è fondamentale conquistare il nuovo cliente spingendolo al primo acquisto online nel proprio portale di e-commerce. Altra leva fondamentale è il passaparola: uno su quattro opta per l’acquisto su web consigliato da amici o da altri consumatori online. Quindi, se una Pmi vuole aprire un negozio virtuale, è fondamentale che si costruisca un’ottima reputazione online.
La ricerca di Nielsen conferma poi la fondamentale importanza dei motori di ricerca, usati dalla maggior parte dei consumatori web nel selezionare il sito dove fare gli acquisti. Riguardo a questo importante aspetto, per una Pmi diventa fondamentale creare un portale di e-commerce che risulti ben posizionato nei motori di ricerca per le parole chiave del proprio business.
Per quanto riguarda le ragioni di questo boom mondiale dell’e-commerce, tra i fattori individuati dalla ricerca di Nielsen vi sono l’emergente classe media e la diffusione di pagamenti online alternativi che stanno portando ad un largo sviluppo del commercio online in paesi come la Cina e l’India. Secondo Whitfield Diffie di Sun Microsystem questi dati sono solo l’inizio del vero e proprio boom del commercio elettronico, che si verificherà tra 5 anni. Nel frattempo, per chi vuole fare affari, è il momento giusto per guardare ai paesi emergenti come interessantissimi mercati. Un consiglio che gli analisti danno: i paesi in via di sviluppo hanno una tradizione di commercio basata sui contanti, per cui è bene creare fiducia tra venditori e acquirenti nel processo d’acquisto, per aiutare questi stati a raggiungere il loro elevato potenziale di e-commerce.

Italia del commercio online

L’Italia del commercio online, tra scetticismo, promesse e successiSulla situazione del mercato italiano c’è da essere ottimisti. Il commercio elettronico è in una fase di continuo sviluppo, e nonostante l’Italia sia ancora solo al 18° posto dei Paesi più attivi, si prevede che il trend migliorerà nel momento in cui si diffonderà in modo più incisivo la banda larga, andando a supplire a quei problemi strutturali che finora hanno rallentato lo sviluppo italiano degli acquisti online. Ma è nell’interesse sia dei venditori che dei consumatori che questo avvenga nel più breve tempo possibile.
L’attuale situazione italiana dell’e-commerce ha una particolarità: il 50% del fatturato del settore è sviluppato dalle “Dot.com”, iniziative imprenditoriali che sono nate solo online. Per due terzi si vendono servizi, la parte del leone la fa il turismo che si attesta al primo posto con il 49% del mercato. Sono ancora poche le imprese tradizionali italiane che sfruttano la potenza del canale di vendita online. Le vendite all’estero su web sono solo il 17% del totale e sono concentrate nel turismo ed in misura minore nell’abbigliamento.
Per le Pmi l’e-commerce rappresenta un ottimo mercato su cui puntare, soprattutto pensando alla vicina Germania, secondo mercato al mondo per acquisti in rete, e in generale all’estero, dove la creatività e la qualità del made in Italy hanno ancora un fortissimo appeal. Basta trovare l’idea giusta, creare un buon magazzino che possa supplire al carico degli ordini ed un ottimo supporto distributivo.
Per convincere anche i più scettici marketing manager delle Pmi nazionali che l’e-commerce è una gallina dalle uova d’oro, c’è un clamoroso caso di successo tutto italiano: Yoox. L’azienda, a dispetto del nome esterofilo, è piccola e sorge in un paese in provincia di Bologna, Zola Pedrosa. Grazie al suo successo planetario oggi ha sedi anche in città più glamour come Milano, New York e Tokyo. Questa PMI ha avuto un modello di business innovativo che proprio per la sua creatività ha saputo imporsi in Italia ed in tutto il mondo.
L’Italia è universalmente nota per i suoi stilisti, che a velocità elevatissime producono nuove collezioni. Questa piccola azienda ha creato un outlet virtuale, vendendo capi di campionario o delle collezioni precedenti. Grazie al rapporto diretto con designer, produttori e dealer autorizzati, è divenuta una boutique multimarca delle più note griffe al mondo, con prezzi molto convenienti. Dai commenti creati dagli stessi utenti, Yoox è definito “il sito del lusso democratico”. Risultato: oggi Yoox è visitato da 3 milioni di utenti al mese, e nel 2006 ha venduto un milione di capi.
Certo, non tutte le merci si prestano a creare degli outlet virtuali. Ma questo caso di successo deve far riflettere sulla potenza del canale di vendita online, che grazie ad una buona idea può veramente ampliare velocemente il mercato di una PMI verso orizzonti ambiziosi. E per niente virtuali.

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